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venerdì 11 maggio 2018

Recensione Narrativa: IL MAESTRO E MARGHERITA di Michail Bulgakov.



Autore: Michail Bulgakov.
Titolo Originale: Master I Margarita.
Anno: 1940.
Genere:  Fantastico.
Editore: Einaudi.
Pagine: 448.
Prezzo: 4.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Dopo aver parlato di Moby Dick, siamo ancora una volta alle prese con un pilastro della letteratura, una vera e propria pietra miliare che ci permette di spostarci dagli Stati Uniti all'Unione Sovietica come la letteratura, a differenza di altre branche elevate a rango di ideologie guida, riesce bene a fare. Due mondi agli antipodi, due centri di potere che si sono spartiti il dominio del mondo nel corso del novecento e tuttora, in misura meno palese, persistono a farlo. Due mondi che hanno, curiosamente, anche dei tragici punti in comune con la censura di partito da una parte e il maccartismo dall'altra. Cambiano allora le visioni politiche, mutano i sistemi economici, ma non diverge l'infausto destino degli scrittori puri ovvero quelli che non fanno compromessi tra le loro idee e i dettami che vanno per le maggiore. Così come Melville, dopo i primi successi, si vide costretto ad atrofizzare il proprio estro per la censura della critica, tanto da finire vittima della sfiducia e della disillusione presto tramutatesi in una depressione tale da fargli cessare prematuramente la propria carriera di scrittore, così Bulgakov si vide affibbiare la definizione di "scrittore per il cassetto della scrivania" ovvero un autore i cui romanzi finivano inevitabilmente bloccati prima di giungere sul mercato. Le motivazioni che portarono i due scrittori a vivere l'oltraggio, se vogliamo, della non considerazione sono diverse, ma portano a conseguenze assai simili con il risultato più evidente costituito dalla "tragedia artistica" di non poter veder il proprio romanzo tramutarsi da testo semisconosciuto a opera d'arte. Una condanna che, proprio come il Pilato protagonista del romanzo nel romanzo de Il Maestro e Margherita, sarà il tempo a far crollare con tanto di interessi alla memoria.

Per tentare di comprendere Il Maestro e Margherita si deve allora prima parlare del suo autore Michail Bulgakov. Bulgakov è un esponente della borghesia benestante ucraina sotto l'egida dell'impero zarista. Cresce in una famiglia molto religiosa, il padre è addirittura un teologo, e questo fa di lui un credente tanto che poi sotto il regime stalinista, non potendosi dichiarare credente, si definirà un mistico (dall'altra parte invece c'erano i più convinti materialisti che si potrebbe concepire: gli atei). Cresce, si laurea in medicina con onore a Kiev e diviene medico. Sposa anche la linea politica anti-rivoluzionaria arruolandosi nell'armata bianca allo scoppio della rivoluzione russa. E' un convinto oppositore del nascente Stato comunista che vede come portatore di valori mendaci nonché ipocriti (di certo tutt'altro che liberali e aperti alle più disparate culture e ideologie) e rifiuterà sempre la tessera del partito. Una linea questa che, gioco forza, gli costerà la carriera, quanto meno in vita, ma lo eleverà post mortem (come un moderno stoico di filosofesca tradizione greca) quale uno dei più geniali autori satirici partoriti dalla fertile madre degli scrittori con la "s" maiuscola (quelli non graditi dai centri di potere). "I manoscritti non bruciano mai" farà affermare da Satana in persona nel suo romanzo testamentario, una frase che suona come monito ai regimi totalitari dell'epoca (non solo quello Sovietico, si ricordi il rogo del 1933 ordinato dai nazisti in Bebelplatz). Un altro modo di dire quella famosa frase "le idee sono a prova di proiettile", un concetto che detto così suona cinematografico ma di cui fu uno dei primissimi portatori proprio quel Gesù su cui prende le mosse la narrazione del romanzo qua oggetto di esame.

Dotato di una forte impronta culturale e ideologica, Bulgakov segna fin da subito il proprio destino dopo aver pubblicato La Guardia Bianca (1925), poi proposta in teatro col titolo I Giorni dei Turbin (1926), in cui caratterizza gli ufficiali bianchi (quelli contrapposti all'armata rossa), nel clou della rivoluzione, con  un piglio che cela (neppure troppo velatamente) una certa simpatia di fondo. Nonostante le ire dei critici di partito che videro in lui un dissidente, la riduzione teatrale piacque moltissimo a Stalin. Il dittatore, si narra, assistette a qualcosa come quindici rappresentazioni, nutrendo una certa simpatia per quel mite scrittore originario di Kiev che tutti tacciavano come un ribelle. "E' un uomo di grande ingegno" soleva dire Stalin che, pur non aiutandolo a superare l'impasse con la censura, non andò mai a intaccarne la vita privata, permettendogli di non subire quelle deportazioni che invece venivano garantite ad altri colleghi oppositori (si ricordano le famose "purghe" del 1937 che portarono all'uccisione di svariati scrittori). Si insinua tuttavia qui il seme germinale che porterà all'ideazione e perfezionamento de Il Maestro e Margherita. Boicottato continuamente dalla censura, costretto a vedere i propri romanzi respinti dagli editori (molti usciranno postumi) perché contrari alla linea di partito, Bulgakov utilizzerà lo strumento della scrittura creativa nonché la grande passione per il genere fantastico (lo possiamo definire l'erede di Gogol) per dar sfogo alla propria critica. Il Maestro e Margherita, romanzo completato poche settimane prima di morire dopo una lunghissima gestazione, è il prodotto nonché l'apice di questo approccio.


I bizzarri elementi del gruppo diabolico
giunto a Mosca.

Non è intenzione di questo recensore sciorinare la sinossi del romanzo, così famoso da aver ricevuto ampie trattazioni. Optiamo invece per un tentativo di decifrazione di quello che è, solo in apparenza, un romanzo fantastico con elementi propri della tradizione folkloristica legata a tematiche diabolico-stregonesche.
Testo complesso, non troppo lineare e infarcito da una lunga serie di personaggi che non rendono sempre troppo agevole la lettura. Bulgakov lo struttura in 33 capitoli, tanti quanti gli anni di Cristo, e lo sviluppa su un doppio binario che propone lo stilema del romanzo nel romanzo. Una soluzione che alla fine vedrà le due tracce incontrarsi con una tematica di fondo che è, dal punto di vista filosofico, la medesima: la stupidità della censura e la caducità di un reiterato, oltre al diabolico, approccio materialistico ("è gente normale, ama il denaro, ma è sempre stato così. L'umanità ama il denaro") che è invece subordinato a uno spirituale.
Tutto ha inizio nella Mosca degli anni '30 con una dissertazione, di due membri del Massolit (una delle più importanti associazioni letterarie russe) che si vantano di dichiararsi atei, in cui si cerca di dimostrare la non esistenza storica di Gesù. "Tutti i racconti su di lui sono pure invenzioni e banalissimi miti" afferma l'arrogante presidente del Massolit, cercando di correggere l'impostazione di un suo associato. Un atteggiamento che intenderebbe superare tutte le singole religioni inventandone una nuova ovvero l'esistenza del "non dio", un approccio negazionistico (ben diverso dall'agnostico), ad avviso di questo recensore, più assurdo di chi ha un'impronta fideistica radicale. Come si fa del resto a dimostrare l'esistenza di una non esistenza?  Dunque un'azione di censura, di revisionismo storico, operata dagli intellettuali russi, in linea con i dettami impartiti dal sistema politico dell'epoca (che sovrappone la realtà tangibile all'intangibile, negando del tutto quest'ultima fino al paradosso). Un sistema che, per tutto il corso del romanzo, cercherà continuamente di razionalizzare l'irrazionale in una cecità, figlia della disonestà intellettuale, che pur di dimostrare l'assunto di partenza arriverà a negare l'evidenza dei fatti. "Noi tutti sappiamo che la magia nera non esiste, che non è altro che superstizione... come si vedrà nella parte più interessante cioè quando questa tecnica verrà smascherata". Questo si continua a dire per tutto il corso delle mirabolanti avventure che gettano nel caos Mosca. E alla fine cosa verrà smascherata...? Semplice, l'incapacità di far fronte all'ignoto. Bellissimo il finale in cui si tireranno in ballo l'ipnosi collettiva e altre assurde argomentazioni pur di giustificare fatti altrimenti incomprensibili per la scienza del periodo. Un approccio disonesto fin dalla partenza, per lo scartare a priori una visione superiore ovvero quell'ascetica, cioè la dimostrazione da scongiurare come il demonio, evidentemente. Sarà Satana in persona, attirato da questa conversazione e in occasionale (per Bulgakov strumentale, oserei dire) pellegrinaggio in Russia, a dileggiare i due convinti assertori di una realtà oggettiva che tale, evidentemente, non può essere. Attenzione però a non cadere nel pregiudizio. Il Satana di Bulgakov non è il principe del male come si è solito pensare. certo ha un certo gusto per i peccati e ama organizzare sabba e gran balli in cui vien dato spazio ai dannati, ma non è così diabolico e crudele come sarebbe comprensibile attendersi. E' piuttosto un pestifero manovratore di marionette che guida un gruppo di sgangherati e simpatici collaboratori (tra cui un gatto umanizzato che è una sorta di bugiardo cabarettista dedito a freddure), dagli improbabili nomi che rimandano a quelli biblici (tipo Azazello), capaci di muoversi in una realtà per loro manipolabile a piacimento, dimostrando l'arroganza e la stupidità di chi vorrebbe ergersi a depositario di un'unica e immutabile verità. Un approccio, se vogliamo, sofista, come infatti verrà definito a fine romanzo Satana da Levi Matteo (il biografo ufficiale di Gesù, nel romanzo contenuto nel testo), ma che ben smonta l'approccio ateo e iper razionale portato avanti dagli uomini dello stato sovietico. 
"Penetravano in un labirinto in cui solo una persona coltissima può penetrare senza il rischio di rompersi il collo" così scrive Bulgakov, parlando dei due membri del Massolit convinti di poter trattare il trascendente con il tipico approccio dei materialisti. Un monito che produrrà subito i suoi effetti sotto l'azione di Satana, che si presenta ai due quale un professore tedesco esperto di magia nera e profetizza quello che accadrà di lì a poco con la tecnica propria dell'oracolo ovvero di colui che fornisce dettagli che solo dopo, a giochi fatti, emergono in tutta la loro valenza premonitoria. 

Ecco che Satana inizia a vagare per Mosca, denudando (nel vero senso della parola, attenzione) gli uomini con una serie di trucchi e spettacoli magici (davvero esilarante la rappresentazione in un teatro moscovita). Mette a nudo le debolezze umane, l'attaccamento al denaro, agli oggetti e al culto dell'apparenza, ma anche i tradimenti amorosi e l'attitudine al furto. Bulgakov vuol dimostrare quanto la rivoluzione russa non abbia per niente cambiato l'animo umano (persistono a esistere le associazioni snob dove si accede solo se muniti di tessera o vestiti in modo consono, sono quelli che appartengono a questi gruppi, per il sistema, i veri scrittori e non coloro che stanno fuori dai salotti), anzi lo ha fatto regredire cercando di imporre una visione del mondo che non è quella reale ma solo quella utile al sistema. Una vera e propria illusione, tale e quale a quelle che Satana mostra ai moscoviti convinti di avere per le mani quanto dallo stesso detto (ovvero una grande ricchezza), salvo poi scoprire poco dopo di avere tutt'altro ovvero il nulla commutato da qualcosa che era, di sicuro, di valore superiore.
In questo, a mio avviso, assume valenza il romanzo di Ponzio Pilato che Satana introduce a inizio romanzo, presentandolo quale contenuto di una visione ipnotica in cui cadono i due membri del Massolit, per poi scoprire essere parte integrante di un romanzo vero e proprio scritto da un personaggio, il Maestro, che i lettori troveranno qualche pagina dopo. Un soggetto quest'ultimo da considerarsi quale rappresentazione di quello che dovrebbe essere il vero scrittore. Non il mansueto uomo di partito che frequenta i salotti vip dove si mangiano cibi prelibati e si guarda chi ha il vestito più bello (ovviamente gli uomini di Satana faranno tabula rasa anche in questi luoghi), bensì colui che è spinto da qualcosa che gli nasce dall'interno. Il Maestro è, a suo modo e con le dovute proporzioni, un moderno Gesù, ma è soprattutto il prototipo in cui si può ben riconoscere lo stesso Bulgakov. Come lui ha bruciato il proprio romanzo, dopo che ha subito l'onta dell'ingiusta critica che lo ha bocciato a priori perché non in linea con i suoi principi. Sarà Satana a far riapparire, per magia, quanto scritto e a valutare la sua opera per il reale valore che ha. Non solo, sarà letta anche da Dio e da Gesù. Poco importa allora la stupida messa al bando orchestrata dai critici per aver osato parlare di Gesù come di un uomo veramente esistito in un contesto storico-sociale che rinnega la religione. Poco importa se questo personaggio, negato a priori, sia colui che può ben definirsi, così come ha titolato qualcuno, "il primo vero comunista della storia". Siamo dunque al paradosso, uno di quelli per cui andava a nozze Gogol. Un messaggio pericoloso questo per coloro che preferiscono tenere sotto l'ignoranza il proprio popolo, così da poterlo manovrare a piacimento (come farà pedissequamente Satana al cospetto di chi crede che il trascendente e la magia abbiano spiegazioni razionali). "Il miglior governo è quello che attiva l'intelligenza delle persone" scrisse un poeta americano poi finito internato, pure lui come i personaggi di Bulgakov, in manicomio, perché non schierato con le idee dello stato di appartenenza. Vedete dunque come letteratura e realtà storica si intrecciano in modo così forte da confondersi tra loro.
Gesù diviene allora l'emblema del filosofo ammonitore, di colui che cerca la verità contro ogni forma di repressione e sistema politico, in un'ottica utopica da vero e proprio sogno anarchico inteso con la "A" maiuscola (e non quello dove ognuno fa cosa gli pare). "Ogni potere è violenza sull'uomo... Verrà un tempo in cui non vi saranno più poteri, né Cesari, né qualsiasi altra autorità. L'uomo giungerà al regno della verità e della giustizia, dove non occorrà alcun potere" afferma Gesù al cospetto di un esterreffato Ponzio Pilato, che se lo ritrova tra i piedi perché accusato da coloro che si ritengono gli unici depositari della verità indiscussa ovvero l'uomini del Tempio (vedete cosa succede con la storia? Si ripete, come allora a Gerusalemme così nel 1930 a Mosca). Gesù incarna l'antesignano dell'artista, di colui che è disposto a pagare con la vita per far sì che la propria parola non venga cancellata e si possa tramandare nei secoli, perché forte di una filosofia di fondo e perché "i manoscritti non bruciano". Diviene allora interessante che sia proprio Satana a ergersi a difensore in un contesto che, invece, dovrebbe esser a lui favorevole. Si suol dire che "la più grande astuzia del diavolo è farci credere che non esiste". Bulgakov sembra pensarla diversamente. Il suo Satana è, a suo modo, un filantropo, è una parte integrante di un sistema complesso che può esistere proprio perché lui stesso ne funge da collante. E' lui stesso a dirlo al profeta più prossimo a Gesù, che ne è in diretta comunicazione e ne determina persino l'azione (tra i due sembra quindi esserci una reciproca collaborazione). Lo vediamo all'epilogo quando dice: "Che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose... Vuoi far scomparire tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quanto c'è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda? Sei uno sciocco." Una visone da poli opposti che si attraggono come condizione essenziale per far si che l'uomo possa continuare nella sua lunga avventura verso il trascendente ovvero verso l'elevazione dal rango di semplice animale per la conquista dei cieli. E' nell'altrove l'affermazione dell'uomo, non sulla Terra, un luogo creato per permettere quella maturazione tale da intraprendere quel cammino spirituale che qualcuno voleva percorrere con quella famosa torre la cui costruzione (materiale) portò, per ira divina, alla nascita delle diverse lingue e allo smarrimento dell'uomo. 


Il GRAN BALLO DI SATANA
con i dannati che rendono omaggio
a MARGHERITA la valletta di casa Satana.

Ecco allora che vediamo Satana (il depositario di tutte le tentazioni e passioni umane) sotto un'ottica umanistica, che premia chi riesce, a suo modo, a conquistargli il cuore, vuoi per l'amore di una persona (l'adultera Margherita che contrae con lui un faustiano patto, tramutandosi in strega con tanto di scopa volante, per riavere tra le braccia il perduto amore) vuoi per la pura e reale passione nutrita per una certa cosa (il Maestro, impazzito per aver visto fallire ingiustamente il sogno di tramutarsi in scrittore affermato). Satana premia alcuni, ma condanna anche altri: coloro che sono attaccati alle cose deteriorabili, quali la bellezza fisica o gli oggetti, ma soprattutto coloro che non hanno l'elasticità mentale per resistere alla sgretolazione delle supposte realtà incrollabili. Per questi non c'è destino diverso che del manicomio. La pazzia è la risposta dello stato materialista al cospetto di fatti non spiegabili dalla ragione. Non è possibile ammettere di aver sbagliato o di esser sull'erronea via, si nega l'evidenza e si mette al rogo, proprio come facevano i cattolici ai tempi di Galileo, coloro che affermano il contrario. L'ottusità del potere non si scopre certo con Bulgakov.
Ecco allora che chi è guidato da fini diversi da quelli ipocriti dell'apparire o di volersi addentrare in contesti non spiegabili dalla ragione con l'arroganza di dimostrare l'indimostrabile viene, a suo modo, premiato. E come viene premiato? Semplice, con la trascendenza. Con la liberazione dalle catene dei sentimenti negativi che inducono a quella depressione anticamera della morte. Così Margherita supera la tristezza dell'abbandono, così il Maestro supera la pazzia di sentirsi un inetto e così Ponzio Pilato, confinato in uno spazio oscuro dell'aldilà, riesce a vincere il rimorso di aver fatto condannare un qualcuno che, fin dall'inizio, non aveva ritenuto meritevole del supplizio, ma che si è trovato costretto a condannare per la vile sottomissione alle istruzioni gerarchiche che arrivano dall'alto ("tra i vizi umani il vizio peggiore è la codardia"). Satana diviene così lo strumento in mano a Dio per decidere le sorti degli uomini. 
Dorfles scrive: "Il Satana di Bulgakov è ironico e intelligente, le classi dirigenti russe invece sono stupide e ottuse... Satana mette alla berlina tutto il sistema di potere moscovita per dimostrare che l'uomo nuovo, che il comunismo si è vantato di aver costruito non solo non c'era, ma era ugualmente stupido e corrotto come quello vecchio."

Da un punto di vista superficiale il romanzo è un fantastico grottesco puro che rievoca le leggende dell'antiche streghe, ma fa questo sotto un'ottica satirica di critica socio-politica. Si assiste così al volo di una giovane ragazza nuda che, a cavallo di una scopa e dopo essersi spalmata su tutto il corpo un unguento diabolico, ringiovanisce e spicca il volo, inebriata dall'onnipotenza delle creature dell'altrove. Lei ora crede al trascendente, perché ha visto con i propri occhi e si è addentrata oltre il sipario che rende cieca la vista dei comuni mortali. Bulgakov anticipa la visione di google-map con Satana che assiste alle vicende del mondo su un globo touch screen in cui ingigantisce la visione per seguire in diretta una guerra o vedere cosa combinano dall'altra parte del mondo. E poi ancora si assiste a visioni narrate con una potenza descrittiva ed evocativa strepitosa. Spiccato anche il background erotico. Bulgakov impreziosisce la sua opera con una marcata impronta onirica che attacca il lettore alle pagine, anche se non riesce sempre a tenere alto il ritmo. Spettacolare, specie per i dialoghi, la parte con Ponzio Pilato che raggiunge il suo apice nel trascendente epilogo in cui i protagonisti lasciano il mondo materiale e ascendono laggiù dove nessun autorità può inibire la verità. Lassù dove si trova, o almeno dovrebbe, il vero e unico Regno dell'uomo liberato dalla corruzione del denaro e del potere: il Regno di Dio.


MICHAIL BULGAKOV.

"Uno come lui non ha bisogno di spingere! Può giocarti certi tiri, quello, che ti lasciano a bocca aperta! Sapeva in anticipo che Berlioz sarebbe finito sotto il tram!"