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venerdì 9 febbraio 2018

Recensione Narrativa: STRANE VISIONI, AA.VV. a cura di Andrea Vaccaro e Ivo Torello.



Autore: Autori vari.
Curatori: Andrea Vaccaro & Ivo Torello.
Anno: 2016.
Genere: Horror.
Editore: Edizioni Hypnos.
Pagine: 462.
Prezzo: 18,90 euro.

A cura di Matteo Mancini.

PROSSIMAMENTE

"Da secoli si era capito che solo i ragazzi sono davvero in grado di oltrepassare il noto e introdursi nell'ignoto. Ma la stessa capacità di dar vita all'irreale estranea, senza possibilità di ritorno, dalla vita sociale.  Per questo separarsi dai propri Pallidi era l'unica strada possibile. C'è un tempo per seguire i sentieri dell'incanto; e un tempo per tornare a vivere del quotidiano, senza il quale l'immaginazione è solo un dono vuoto. Ora dovevamo scegliere" (Giovanni De Feo - I Pallidi).

sabato 27 gennaio 2018

Recensione Narrativa: IL CLUB DUMAS di Arturo Perez-Reverte.



Autore: Arturo Perez Reverte.
Anno: 1993.
Genere: Thriller Esoterico.
Editore: Nuove Edizioni Tascabili.
Pagine: 384.
Prezzo: 7,90 euro.

A cura di Matteo Mancini.
A distanza di una dozzina di anni dalla mia prima lettura ho deciso di rileggere questo romanzo da cui Roman Polanski si è ispirato per il film La Nona Porta con Johnny Depp protagonista. Ribadisco subito che il film dimezza il contenuto del romanzo, elimina la traccia legata al filone Dumas, modifica i personaggi concentrando le qualità di diversi di loro in figure singole (il Borja del romanzo confluisce in Balkan, per esempio) e adatta la storia concentrando il tutto sul filone Nove Porte (ecco che la vedova Telfer passa da essere un'adepta di un club di appassionati di letteratura a vera e propria adepta di una setta satanica), con spiccate differenze e un epilogo molto più esplicito rispetto a quello del romanzo. Vien da ridere se si pensa che molti recensori del film avevano definito ambiguo il finale di Polanski, figurarsi cosa avrebbero detto se avessero letto il romanzo dell'autore di Cartagena.

"Questa storia ha due autori" è la conclusione a cui giunge Lucas Corso, il mercenario della bibliofilia, cacciatore di libri su commissione, che conduce la duplice indagine che gli viene affidata da due distinti clienti vertente su due distinti volumi. Il tema dell'ambiguità dunque, dello sdoppiamento dei ruoli e delle tematiche, che viene poi a unirsi in un unicum ovvero a dare tale illusione a chi cerca una chiave di volta, forse per semplificare un mistero altrimenti ancor più complesso, che possa legare situazioni assai distinte ma che sembrano convergere. Un canovaccio che, a suo modo, ha svariati punti di contatto con Il Pendolo di Focault (1988) di Umberto Eco, pur essendo di maggiore presa commerciale. Anche qua scopriamo la presenza di una casa editrice segreta, Il Club Dumas, a cui è legata una sorta di setta a numero chiuso composta da personaggi influenti, dedita alla riscoperta del feuilleton e, più in particolare, all'opera di Alexandre Dumas, e alla pubblicazione di una serie di nuovi autori da individuarsi nel modern feuilleton, se mi concedete l'espressione. Inoltre viene mutuato da Eco l'errore di fondo del protagonista che ricostruisce in modo difforme quanto gli capita attorno, vedendo una congiura occulta a suo sfavore che, in realtà, non esiste, o, meglio ancora, è solo parziale.

Perez-Reverte, che abbiamo già recensito su questo blog parlando de Il Giocatore Occulto, confeziona un'opera colta, citazionista, intrisa di pagine che sfiorano il contenuto proprio di una vera recensione dell'opera di Dumas e, in misura più marcata, del suo I Tre Moschettieri. In alcune pagine affiora nel ricordo l'opera Laggiù, nell'Abisso (pubblicato in Italia nel 1988, come Il Pendolo di Focault, ma risalente al 1891) di Huysmans, per il suo procedere a rimbalzo tra azione e studio di opere e vite passate. Addirittura porta i vari protagonisti del romanzo, che lo ripetiamo si sviluppa su due tracce indipendenti (anche se Corso finirà per vederle coincidenti), a incarnare i panni propri dei protagonisti del celebre romanzo di Dumas, con continui rimandi a esso vuoi per conformazioni fisiche, tatuaggi, cicatrici o lessico utilizzato. Ne esce un volume appassionato e appassionante, con momenti che mi verrebbe da definire tarantiniani per la passione dell'autore che traspira pagina dopo pagina. Così ci viene offerto il profilo tipico di un collezionista maniaco che tratta i propri volumi come figli, perché è convinto che abbiano una vita propria; allo stesso tempo viene offerto il profilo del collezionista maniaco che si dice convinto che i libri esoterici abbiano una funzione ulteriore dalla semplice conoscenza e che siano finalizzati, mediante certe specifiche combinazioni, ad aprire una porta sul mondo dell'aldilà o a convocare Lucifero in persona (atteggiamenti che porteranno alla distruzione di un patrimonio culturale ed economico di enorme valore). Perez-Reverte ci spiega poi, attraverso la presenza di due simpatici gemelli (ancora il tema del doppio, fate attenzione), le tecniche utilizzate per contraffare un volume o alterarlo in modo compatibile al suo periodo storico o ancora a crearlo uno nuovo di sana pianta. Infine offre una panoramica sugli errori riscontrabili nella lettura di bibliografie (nella fattispecie bibliografia di Mateu) compilate da soggetti che parlano di volumi numericamente limitati senza averli mai visti e rifacendosi a quanto scritto da altri, con la conseguenza di generare una spirale di errori a catena che si tramandano da studioso a studioso.

Nunc Scio Tenebris Lux
Tavola VIIII, con refuso anzichè IX,
Ora so che dalle tenebre viene la luce.
"Rotto l'ultimo sigillo , la città segreta in fiamme, dopo che è
stato pronunciato il nome terribile o il numero della bestia,
arriva il momento della Cortigiana di Babilonia , che cavalca
in trionfo sul drago a sette teste."

"Un lettore è quello che ha letto prima, più il cinema e la televisione che ha visto. Alle informazioni che gli fornisce l'autore, aggiungerà sempre le sue." Questa la massima che uno dei due personaggi oscuri dell'opera, Boris Balkan (il fondatore de Il Club Dumas), spiega a Lucas Corso, mercenario colto e senza scrupoli, che vive di libri, tra un'asta e l'altra, più che per amore degli stessi per mera sete del denaro e per le indiscusse capacità manipolatorie e di studio che gli permettono di recuperare ogni volume ricercato dai facoltosi clienti.
Viene così a delinearsi un gioco (occulto) che segue due binari distinti. Da una parte quello terreno, se vogliamo sano anche se prende una piega thrilling, incentrato su un capitolo originale de I Tre Moschettieri (il Il Vino d'Angiò) che metterebbe in dubbio la paternità dell'intera opera, trasformando Dumas in un esecutore e sviluppatore di idee altrui (una verità che si vuol celare per amore dello scrittore e che invece qualcuno, per vendetta verso il circolo, cercherà di fare emergere); dall'altro quello malato, pericoloso, che innesca un duplice omicidio e che ruota attorno a un libro occulto, Il Libro delle Nove Porte del Regno delle Ombre, ovvero un manuale per invocare il diavolo. L'amore per i libri e le storie contrapposto all'uso dei libri per conseguire vantaggi materiali dall'altra. Da una parte la conservazione gelosa, dall'altra l'egoistica distruzione per impedire la fruizione agli altri. Il fine ultimo della letteratura da una parte (il progresso e lo sviluppo dell'uomo sotto il profilo spirituale), la deviazione malata dall'altra (il progresso e lo sviluppo del singolo a svantaggio degli altri). In tutto questo, si badi bene, Perez-Reverte fa intervenire il diavolo in persona che è però tutto, meno quello che uno si immaginerebbe (attenzione alla scena del battesimo che si consuma, metaforicamente, in una stanza d'albergo), in particolare non è onnipotente e non brama potere o distruzione, ma semplicemente riconquistare il cielo per vincere la solitudine.

"Le nove incisioni sono un rebus;
la loro combinazione con il testo fornisce potere.
E' la formula per ricostruire il nome magico che fa comparire Satana.

E' su questa seconda traccia che risiede molto del fascino dell'opera, con l'autore che si diverte a complicare la storia facendo incrociare le due indagini che alla fine sembrano coincidere e portare in un'unica direzione, con molti personaggi ambigui, tra cui un'attraente ragazza (una vera e propria guardia del corpo di Corso) che dice di chiamarsi Irene Adler e di vivere a Londra in Baker Street. Nomi questi ultimi che insistono nel voler delineare una situazione di compenetrazione tra realtà e immaginazione letteraria, essendo Irene Adler un personaggio della saga Sherlock Holmes di Conan Doyle (libro che la giovane legge al secondo incontro con Corso), con i personaggi irreali che confluiscono nella realtà o con i reali, come alla fine inizia a sospettare Lucas Corso, che sono diventati parte integrante di un romanzo reale scritto da un autore occulto o forse da due, proprio come avvenuto per la stesura del Nove Porte, l'altro volume oggetto di indagine. L'autore di quest'ultimo testo, il veneziano Aristide Torchia, lo ha realizzato nel (simbolico) 1666 dopo esser rientrato da Praga, "con privilegio e licenza dei superiori" corredandolo con nove incisioni riprese dal fantomatico Delomelanicon (il più classico dei libri neri, scritto, secondo le leggende, dal pugno stesso di Satana). Giustiziato sul rogo a Roma per stregoneria, riesce a salvare tre copie giunte fino ai giorni nostri. I fatti che vedono per protagonista Corso ("l'uomo che corre" come lui stesso si definisce) sono ambientati in Spagna (a Toledo), anche se si snodano in Portogallo quindi a Parigi, nel 1993 (sarebbe probabilmente stato più simbolico, come poi farà Roman Polanski, ambientarla nel 1999). Un noto collezionista di volumi che hanno per protagonista lo stesso personaggio (il diavolo), tale Varo Borja, riesce a recuperare una delle tre copie del Nove Porte e ingaggia Corso per verificare l'autenticità del volume. Emergerà, nel corso dell'indagine (una chicca per gli amanti di narrativa esoterico/fantastica), che i tre volumi sono autentici ma che le illustrazioni presentano delle diversità (nessuno se ne era accorto prima!?). Ogni volume, infatti, ha tre illustrazioni diverse rispetto agli altri due, con esse cambia anche la firma dell'autore, L.F (Lucifero) in luogo di A.T. (Aristide Torchia). Il mistero viene così sciolto rendendo comprensibile la dichiarazione sul rogo di Torchia, che aveva dichiarato esistente un unico esemplare, ma scatenando anche gli omicidi degli altri due collezionisti in possesso del volume e la distruzione degli stessi. Chi è stato a uccidere i due possessori, in entrambi i casi dopo la visita di studio di Corso? Perché sono state distrutte le due copie oggetto di comparazione? Chi è il grande burattinaio che muove i fili del tutto? Corso, braccato dalla polizia che lo sospetta quale autore dei delitti, troverà una risposta a tutte queste domande nel delirante finale, dove l'integralismo e le malate convinzioni condurranno alla pazzia o a un qualcosa che non è poi molto lontano dal finale de Il Pendolo di Focault. Allo stesso modo dell'opera di Umberto Eco non manca il sarcasmo e l'ironia, pur mantenendo costanti i moniti che stanno alla base della letteratura esoterica, dal silentium iniziatico al percorso da intraprendere con lo studio e le chiavi di decriptazioni di allegorie o metafore ("nessuno che non abbia combattuto secondo le regole vi giunge"), fino alla necessità dell'azzardo con l'immagine del buffone di corte (il Joker) quale saggio ("l'unico uomo veramente libero e anche il più saggio") per giungere al classico l'allievo supera il maestro.

Una lettura affascinante, tra le migliori di fine secolo legate alla c.d. letteratura esoterica, che si diverte a giocare tra finzione e realtà e mostra all'ennesima potenza i drammi che possono scaturire da convinzioni fin troppo malate. "La vita è come un gioco e i libri sono come lo specchio della vita" conclude Balkan e noi, per fare il verso all'ultima frase del romanzo, diciamo che ciascuno ha il gioco che si merita.

Un brindisi con l'autore
ARTURO PEREZ REVERTE.

"Le piacciono i giochi di divinazione? I problemi con chiavi occulte? Il libro che ha tra le mani rientra in questa categoria. Al diavolo, come a ogni essere intelligente, piacciono i giochi, gli indovinelli. Le corse a ostacoli in cui i deboli e gli incapaci restano indietro e trionfano solo gli spiriti superiori, gli iniziati. Chi vede solo un serpente che si divora la coda, non merita di andare oltre."

mercoledì 24 gennaio 2018

Recensione Saggi: SOLI AL COMANDO di Bruno Vespa



Autore: Bruno Vespa.
Genere: Saggio Storico Politico.
Anno: ottobre 2017.
Editore: Mondadori.
Pagine: 494.
Prezzo: 20 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Lettura piacevole, diretta soprattutto alle masse (per la necessità di sintetizzare l'elevato numero di personaggi trattati), un po' derivativa (ma era inevitabile) con bibliografie e riferimenti a svariati autori. Un'opera divulgativa forse "viziata", nel senso lato del termine, da una tendenza destrorsa, mi verrebbe da dire, ha il merito di riproporre la storia dell'ultimo secolo dal primo dopoguerra ai giorni nostri, così da rinfrescare la memoria e da offrire eventuali spunti da approfondire con ulteriori e mirate letture. Certo, spicca l'evidente finalità commerciale che si rende manifesta negli ultimi tre capitoli, dedicati ai tre personaggi del momento Renzi, Berlusconi e Grillo, con interviste e programmi di governo in vista delle elezioni del 4 marzo 2018. Non è certo una colpa, dato che uno dei tanti fini per cui si scrive i libri è anche quello di fare cassa. A mio avviso, però, il cambio di stile sui tre personaggi finali non collima molto con le altre biografie, scritte col piglio del saggio piuttosto che dell'intervista. A ogni buon conto Soli al Comando è un'antologia storico-politica piacevole da leggere e funzionale a offrire una panoramica quasi completa dell'ultimo secolo. Se avessi scritto io il volume non avrei tagliato, come invece ha fatto Vespa, i leader arabi, ma probabilmente questo è dipeso da un limite di cartelle editoriali.

Veniamo ora al contenuto in dettaglio. Bruno Vespa, storico volto nonché penna del giornalismo italiano (chi non ha visto almeno una volta il suo Porta a Porta?), traccia i ritratti di ventotto leader politici (undici dei quali italiani) prendendo le mosse da Adolf Hitler fino all'attuale presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni. Ogni personaggio viene trattato con capitoli brevi, ognuno dei quali dotato di suo titolo, con il duo Mussolini e Berlusconi a raccogliere il maggior numero di pagine (trentuno/trenta pagine). Si parte con i grandi dittatori di Europa (Hitler, Mussolini, Franco e Stalin), si prosegue con gli artefici occidentali del successo nella seconda guerra mondiale (Roosvelt, Churchill e De Gaulle), quindi con i miti degli anni sessanta (Kennedy, Mao e Fidel Castro) e via via fino ai tempi nostri con i traghettatori degli anni ottanta (Reagan, Thatcher) e gli attuali Putin, Merkel, Trump, Xi Jinping e persino il coreano Kim Jong-Un. Non poteva mancare un ampio spazio dedicato ai politici italiani introdotto dalla figura di De Gasperi seguta dai vari Togliatti, Craxi, Berlinguer, Moro, Fanfani, Andreotti e gli attuali protagonisti Renzi, Grillo, Berlusconi e Gentiloni.

Ogni personaggio viene analizzato con una chiave di lettura a trecentosessanta gradi che va dalla vita privata (grande attenzione ai rapporti con l'altro sesso, moltissimi gli adulteri qualcuno affetto da bulimia sessuale), alla politica, contenstualizzando sempre il periodo storico, i maggiori provvedimenti politici che ne hanno caratterizzato i relativi mandati con aneddoti e giudizi critici talvolta personali circa gli errori o i colpi di genio di volta in volta messi in atto.
Ne esce fuori un tomo di circa 480 pagine che scorre molto bene e, pur essendo caratterizzato da una forte impronta politica, ha comunque un legame storico atto a tracciare la storia degli ultimi cento anni, usando come veicolo le vite e i vari mandati dei personaggi più rappresentativi del secolo. Vediamo infatti come ciascun personaggio sia salito al potere, quali sono state le ragioni che hanno spinto gli elettori verso di loro e, spesso e volentieri, le percentuali di voto a ogni elezione così da comprendere la lenta e graduale ascesa di ognuno di loro in una cronaca appassionata e coinvolgente. Viene così raccontata per sommi capi l'intera seconda guerra mondiale, la guerra civile spagnola, la rivoluzione comunista in Russia con le lotte intestine tra le diverse correnti contrapposte e la resistenza delle truppe di Stalin sotto la pressione dei nazisti. Quindi la tragedia di una Francia divisa in due (il Nord ai tedeschi e il sud sotto l'amministrazione filo-nazista presieduta da Petain) con l'isolato De Gaulle, dappirma in Inghilterra, e poi in Algeria a organizzare con la sua legione straniera la scaltaa al potere che lo avrebbe portato a trattare da vincitore con Inghilterra, Usa e Urss scagliandosi contro la "scorretta Italia" (entrata in guerra contro la Francia a mo' di avvoltoio sceso a compiere un facile pasto su una carcassa alla deriva). Si prosegue col dopoguerra caratterizzato dal braccio di ferro tra Usa e Urss con la loro guerra fredda, ma anche con la lenta e graduale ripresa economica italiana tra l'incubo comunista e le battaglie studentesche di fine anni sessanta caratterizzate dall'avvento di Castro e Che Guevara a Cuba e dal socialismo cinese incarnato dalla figura del carismatico (quanto controverso) Mao Tze-Tung. Il profilo dei singoli, dunque, quale pretesto per parlare soprattutto di storia.

Dalla lettura spicca un evidente tentativo di difesa di Mussolini, non vorrei dire riabilitazione per non suscitare il risentimento di qualcuno. Sembra infatti presente un tentativo di sollevarlo da alcune responsabilità che ne hanno determinato i tratti "demoniaci" per sviarle in capo ad altri. Si veda l'attentato ai danni di Matteotti (addebitato da Vespa a fascisti che hanno interpretato a loro modo delle esclamazioni a caldo del futuro duce) o la strage di Marzabotto (non ordinata da Mussolini che sembra non la prese bene quando ne fu informato) oppure la giustificazione di una sua alleanza con Hitler (personaggio non stimato da Mussolini che lo avrebbe definito spiritato e feroce), dettata dall'atteggiamento ostruzionistico dell'Inghilterra ai danni dell'Italia da cui anche le leggi razziali in precedenza neppure lontanamente ipotizzabili da Mussolini (Vespa sostiene che il duce avrebbe più volte cercato di dissuadere Hitler dai suoi folli piani di pulizia etnica). Oltre che Mussolini spicca anche una difesa di Berlusconi, il quale guarda caso ha caldeggiato l'acquisto del volume presenziando a una delle sue prime presentazioni, con una sorta di accusa ai danni della magistratura cui viene imputato un atteggiamento persecutorio (come mai successo a nessun altro con 309 rogatorie internazionali) ai danni del cavaliere (Vespa fa notare come la quasi totalità delle cause promosse ai danni dell'ex presidente del consiglio si siano risolte in assoluzioni). Dall'altro lato Vespa non perde occasione per evidenziare e sottolineare, a più riprese, le deportazioni e gli omicidi praticati dai comunisti (soprattutto nei capitoli dedicati a Stalin, Mao e Togliatti, ma anche in quello di Franco dove vengono ricordate le stragi dei rivoluzionari ai danni del clero così da controbilanciare le azioni degli uomini del generalissimo), allo stesso modo viene tratteggiato un Mao "scoreggione" affetto da sifilide che si diletta nell'infettare giovani ben felici di avere con lui un rapporto sessuale così da potersi lodare di aver contratto la malattia nientemeno che da Mao. Ne deriva una lettura che potrebbe irritare un lettore votato a sinistra, non che Vespa si inventi cose ma sorge l'impressione che abbia un certo piacere nell'andare a marcare con evidenziatore fucsia certe prassi (si veda le lotte intestine dei partiti comunisti con eliminazione di avversari interni allo stesso partito con relativo seguito, cosa comune anche ai nazisti) e certi delitti che, talvolta, si tende a celare o a ridurre di importanza.

Resta comunque una lettura piacevole che richiede un medio impegno e può costituire spunto per approfondimenti, aspetto quest'ultimo che gli conferisce senz'altro un apprezzabile valore.

Un brindisi con
BRUNO VESPA.

"Ai miei figli perché sappiano sempre conoscere i propri limiti."